BATTESIMO DEL SIGNORE

omelia di don Mario Papa

Dopo il Natale e la venuta dei Magi la terza manifestazione (epifania) di Gesù avviene durante il battesimo nel Giordano. Abbiamo già visto come l’attesa del Messia nel popolo d’Israele era di un Messia potente. Giovanni Battista lo descrive come colui che con la scure taglierà ogni albero che non porta frutto, che con il ventilabro  in mano farà piazza pulita dei malvagi. Ora, il Vangelo ci dice che un giorno Gesù appare sulle rive del Giordano, dove Giovanni stava battezzando, e si mescola con coloro che andavano a ricevere il battesimo di penitenza per i loro peccati. “Sono io che devo essere battezzato da te”, dice Giovanni quando se lo vede davanti. Ma Gesù gli dice: non preoccuparti, fa’ come ti dico, perché è giusto così. E poi ecco la rivelazione che viene dall’alto: “Si aprono i cieli, il Padre fa udire la sua voce – Tu sei mio figlio, l’amato, in Te è il mio compiacimento. Poi scende su di Lui lo Spirito Santo”, per consacrarlo all’inizio della sua missione di salvezza.

Con questo Gesù si rivela per quello che è: uno che si fa fratello, che si mischia gomito a gomito con i peccatori, che si fa solidale con tutti. E già dall’inizio indica la direzione della sua missione, rivelando la misericordia infinita del Padre che vuole la salvezza di tutti. Benedetto XVI, interpretando S. Paolo, spiega come il battesimo di Gesù anticipi il nostro battesimo:  immersi nella sua morte moriamo al peccato e nella sua risurrezione risorgiamo a vita nuova, cioè alla sua stessa vita divina, che nel battesimo ci viene comunicata.

Questo Vangelo di oggi è una ragione di speranza per chi si sente umiliato dal peccato o sente la propria fede un po’ vacillante e magari la fiducia nella vita un po’ oscurata e quindi l’incapacità di affidarsi completamente a Dio. La parola di oggi ci rincuora perché anche se ci troviamo in situazioni come questa, il Signore Gesù non ci abbandona. Il mistero del Natale che abbiamo celebrato ci ha fatto meditare che Egli è entrato nel mondo per fare la volontà del Padre, che vuole tutti salvi e per mettersi al fianco di chiunque si senta in difficoltà fisica o morale, per sollevarci con la gioia della sua presenza.

Gesù non sceglie la compagnia dei giusti, dei perfetti, delle anime belle. Un giorno egli disse: “I sani non hanno bisogno del medico, ma i malati, per questo sono venuto”.  Se Gesù si trova con i peccatori non è per farsi complice del peccato. Il peccato è sempre peccato. Ma è per mettere in rapporto quel mondo di miseria e di male con la misericordia del Padre e far giungere a tutti la sua salvezza.

A quanti invece stanno vivendo un periodo di grazia e di serenità la festa del Battesimo di Cristo rammenta e rafforza la consapevolezza che in Cristo risorto si vive nella speranza di quella gioia senza fine  che il Signore prepara per tutti. Così ci ricorda la seconda lettura: “Voi non siete più stranieri, né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio”. Lasciamoci quindi aiutare dallo Spirito Santo a vivere veramente da figli di Dio, permettendogli di entrare in ogni aspetto della nostra vita.

Così che il nostro stile, la nostra mentalità, il nostro comportamento rispecchino il più possibile quello di Gesù. Certo, questa consapevolezza non si guadagna tutta in una volta, ma nello sforzo costante di vivere bene la nostra vita cristiana, con la preghiera, i Sacramenti, l’ascolto della Parola di Dio, la pratica della carità.

In questo ci aiuta pensare al nostro Battesimo. Anche per noi si sono squarciati i cieli, anche noi siamo diventati figli di Dio. In quel momento Dio ha detto anche su ciascuno di noi: “Tu sei mio figlio diletto”. Facciamo in modo di meritarci queste parole con l’aiuto dello Spirito Santo, anche aiutando gli altri a vivere sempre più consapevolmente questo mistero di amore e di grazia del nostro Dio.

don Mario Papa

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